Se tutto questo suona un po’ pretenzioso, diciamo subito che non deve esserlo per forza. Un buon inizio potrebbe essere semplicemente frenare la nostra tendenza a scattare foto senza pensarci e ad accumularle. Uno studio ha rilevato che il 35% di noi conserva sul telefono più di 20.000 foto che non riguardiamo mai. Scattare fotografie ha molti benefici, ma farlo in modo eccessivo può infastidire gli altri e impedirci di vivere davvero il momento.
Una soluzione sostenibile è sviluppare un’abitudine alla fotografia consapevole. Niente paura: non significa diventare zen o andare a meditare in cima a una montagna. Molto più semplicemente, fotografare con consapevolezza significa usare la macchina fotografica per creare una connessione viva e attenta con ciò che ci circonda. Significa definire intenzioni chiare e osservare il mondo con uno sguardo non giudicante prima di premere il pulsante di scatto. Non serve inseguire soggetti "degni": tutto ciò che strappa un sorriso, dalla tazza preferita, all’alba ammirata dalla finestra, al proprio animale domestico che dorme, può diventare una splendida foto.
Quando ho seguito un corso di fotografia consapevole di sei settimane, ogni volta tornavamo nella stessa piazzetta londinese. La prima mezz’ora la trascorrevamo seduti in silenzio, osservando cosa accadeva nella nostra mente oltre che davanti ai nostri occhi. La fotografia consapevole consiste proprio nel percepire una scena con tutti i sensi, non solo con gli occhi, e nel prestare attenzione anche al proprio stato emotivo. Poi avevamo 45 minuti per muoverci nello spazio e scattare foto; ma potevamo farne solo cinque.
Rallentando e prendendomi il tempo di guardare davvero, oltre che limitando il numero di scatti, ho smesso di inseguire la perfezione. Immersa nel momento, ho dimenticato effetti fotografici sofisticati e filtri elaborati. Questo approccio più intuitivo mi ha portato a creare immagini nate dal cuore, non da una mente sovraccarica di idee prese dai feed Instagram altrui. Spesso subiamo la pressione a realizzare immagini "perfette", quando in realtà ha molto più valore raccontare ciò che è autentico per noi in un determinato momento.