Storie
Foto che ci cambiano: ritrovarsi in Rajasthan
Ispirato da una vecchia foto in bianco e nero, Peter John Watson aiuta suo padre a riallacciare i contatti con i suoi vecchi amici in India dopo quarant'anni


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Ispirato da una vecchia foto in bianco e nero, Peter John Watson aiuta suo padre a riallacciare i contatti con i suoi vecchi amici in India dopo quarant'anni


Quando ero piccolo, mio padre scriveva il mio nome in hindi su dei pezzi di carta. Ero troppo piccolo per capire qualcosa di più complesso di cartoni animati e libri illustrati, e per me la scrittura devanagari era la lingua magica di un mondo fantastico, come Narnia o Lilliput.
Quando ero piccolo, mio padre scriveva il mio nome in hindi su dei pezzi di carta. Ero troppo piccolo per capire qualcosa di più complesso di cartoni animati e libri illustrati, e per me la scrittura devanagari era la lingua magica di un mondo fantastico, come Narnia o Lilliput.
Da bambino, guardavo la televisione con i miei genitori e li sentivo commentare i viaggi di Michael Palin ai piedi dell'Himalaya o lungo le strade polverose del Rajasthan. "Dobbiamo tornare", diceva papà con entusiasmo, e poi, guardando mamma: "Mi mancano i profumi!". Lei aggiungeva: "Anche i colori!". Poi, insieme: "Dobbiamo davvero tornarci!".
La mia infanzia è stata punteggiata dai racconti dei loro viaggi in India. Mio padre che inseguiva un treno in partenza da Delhi mentre mia madre era a bordo da sola: era arrivata nel Paese da poche ore ed era già riuscita a perderlo. Mamma che scambiava rupie al mercato nero di Kabul con uomini armati di kalashnikov. Papà costretto a letto con la malaria in un ostello di Lahore. Queste storie avevano acceso qualcosa in me fin da quando ero piccolo: un desiderio di viaggiare profondo e duraturo.
Le storie dei miei genitori sull'India avevano da subito acceso qualcosa in me, un desiderio di viaggiare profondo e duraturo
Mio padre, nato e cresciuto in Inghilterra, ha vissuto in India dal 1969 al 1971. Appena laureato e senza sapere bene quale sarebbe stato il suo prossimo capitolo, decise di insegnare inglese e partì per l'Asia meridionale, destinazione Bhilwara, un piccolo viallaggio nel Rajasthan: poco di più di un gruppetto di edifici nel deserto, con una stazione, una scuola e un ufficio postale. Poche auto, e una fornitura elettrica scarsa e inaffidabile. Lui cucinava e preparava il chai su un piccolo fornelletto da campeggio in un minuscolo appartamento.
Mio padre, nato e cresciuto in Inghilterra, ha vissuto in India dal 1969 al 1971. Appena laureato e senza sapere bene quale sarebbe stato il suo prossimo capitolo, decise di insegnare inglese e partì per l'Asia meridionale, destinazione Bhilwara, un piccolo villaggio nel Rajasthan: poco di più di un gruppetto di edifici nel deserto, con una stazione, una scuola e un ufficio postale. Poche auto, e una fornitura elettrica scarsa e inaffidabile. Lui cucinava e preparava il chai su un piccolo fornelletto da campeggio in un minuscolo appartamento.
Essendo l'unico straniero del villaggio, papà era subito diventato una specie di curiosità locale, quasi una celebrità, anche se le barriere linguistiche rendevano difficile costruire veri legami. Durante la sua permanenza, però, aveva stretto amicizia con due fratelli, Satynarain e Radheshyam Joshi, che si erano dati da fare per accogliere quell'inglese che sembrava un po' sperduto. I loro nomi comparivano spesso nelle sue storie.
Un anno dopo, mia madre, uno spirito altrettanto libero, terminò gli studi e lo raggiunse. Ci vollero tre voli, incluso uno scalo a Dubai, da lei descritta come "un villaggio di pescatori in mezzo al deserto". Mentre mio padre portava a termine il suo incarico, facevano brevi viaggi nel Rajasthan, da Jaisalmer, la Città d'Oro, a Jaipur, la Città Rosa, e più lontano, fino a Amritsar e Dharamshala. Allo scadere del contratto, ritornarono in Inghilterra. Erano i primi anni Settanta: percorsero la Via della Seta attraverso Pakistan, Afghanistan, Iran e Turchia, per poi raggiungere la Grecia e attraversare l'Europa occidentale in autostop.
Mentre mio padre portava a termine il suo incarico, lui e mamma facevano brevi viaggi nel Rajasthan, da Jaisalmer, la Città d'Oro, a Jaipur, la Città Rosa
Il padre di Peter nel 1970, alla Shree Mahesh School
Arrivarono in Inghilterra senza nemmeno i soldi necessari, nelle tasche dei loro caftani, per prendere l'autobus fino alla casa dei miei nonni a Bexley. Così, fecero gli ultimi chilometri a piedi lungo le strade fredde e umide del sud-est di Londra.
Arrivarono in Inghilterra senza nemmeno i soldi necessari, nelle tasche dei loro caftani, per prendere l'autobus fino alla casa dei miei nonni a Bexley. Così, fecero gli ultimi chilometri a piedi lungo le strade fredde e umide del sud-est di Londra.
Nel 2008, al tempo del mio primo vero lavoro a Londra, stavo progettando il mio primo viaggio, ma non avevo idea di dove andare. L'ho accennato quasi per caso a mia madre durante una telefonata. In quel periodo, ci vedevamo ogni tanto a cena in un ristorante di curry a Brick Lane. La volta successiva, mio padre ha portato con sé una piccola cartellina di fotografie scattate in India. Le avevo già viste prima, ritraevano i miei genitori in diversi luoghi, ma una in particolare mi ha subito colpito.
Era una foto in bianco e nero di papà con i suoi colleghi della scuola, nella posa classica: gli insegnanti in fila, quelli con più anzianità al centro, e mio padre un po' defilato sulla destra. Rasato, in maniche corte e con gli occhiali da sole. Niente barba. Niente occhiali da vista o cravatta, anche se era un insegnante. Posava con le braccia conserte, con la testa appena inclinata di lato, e aveva un sorrisetto scherzoso: era una posa che non riconoscevo, con una spavalderia tutta giovanile, non scalfita dal tempo o dalle responsabilità.
Io e mia madre non abbiamo avuto pietà. Lo abbiamo stuzzicato: "Pensavi di essere cool?". Ovviamente era indifendibile. Era giovane, più giovane di quanto fossi io in quel momento, e in quella foto irradiava tutta la sicurezza spontanea di chi non è ancora stato scalfito dagli alti e bassi della vita.
Mio padre mi ha fatto vedere alcune foto scattate in India. Le avevo già viste prima, ma una in particolare mi ha colpito subito
Abbiamo parlato per ore dell'India, di Bhilwara e dei suoi vecchi amici. Dopo che ci siamo salutati, ho continuato a pensare a lungo che volevo ritrovare quell'uomo che non avevo mai conosciuto, giovane, sicuro di sé e senza barba. Era deciso: sarei andato in India. In Rajasthan, a Bhilwara. Per ritrovare i luoghi e le persone protagonisti delle storie che avevo sentito centinaia di volte.
Abbiamo parlato per ore dell'India, di Bhilwara e dei suoi vecchi amici. Dopo che ci siamo salutati, ho continuato a pensare a lungo che volevo ritrovare quell'uomo che non avevo mai conosciuto, giovane, sicuro di sé e senza barba. Era deciso: sarei andato in India. In Rajasthan, a Bhilwara. Per ritrovare i luoghi e le persone protagonisti delle storie che avevo sentito centinaia di volte.
Sinceramente non mi aspettavo di trovare molto. Credevo che sarebbe bastato raggiungere Bhilwara, fare un paio di domande e mostrare ai miei genitori quanto quel luogo fosse cambiato. Avevo la foto e qualche informazione datata: il nome della scuola e i nomi di alcune persone che forse non erano nemmeno più in vita.
Sono arrivato dopo tre giorni di viaggio. Bhilwara non era più un piccolo villaggio sperduto nel deserto, ma una vasta città industriale, soprannominata "la città tessile dell'India", con centinaia di fabbriche e tintorie. La prima mattina sono saltato su un tuk-tuk e ho chiesto al conducente di portarmi alla scuola dove mio padre aveva lavorato. Non era più nello stesso posto, ma l'autista, dopo aver chiesto in giro e fatto un paio di chiamate, ha finalmente scoperto il nuovo indirizzo.
Siamo arrivati alla Shree Mahesh School a mezzogiorno, proprio mentre un nuovo gruppo di studenti stava entrando dai cancelli. Ho raccontato la mia storia a diversi membri del personale; alla fine è spuntato il preside e mi ha invitato a fermarmi a pranzo con gli studenti. Dopo una serie di conversazioni, telefonate e giri in tuk-tuk, sono finalmente riuscito a rintracciare il vecchio preside, che ricordava i due fratelli che probabilmente avevano conosciuto papà.
Avevo la foto e qualche informazione datata: il nome della scuola e i nomi di alcune persone che forse non erano nemmeno più in vita
Il padre di Peter, Geoffrey, davanti alla stessa casa a Bhilwara, 43 anni dopo
Il caloroso incontro tra Geoffrey, Radheshyam e Satynarain
Il giorno di Natale del 2008, ho telefonato a mio padre da Bhilwara. In Inghilterra erano circa le sette del mattino. L'ho salutato e poi ho passato il telefono ai miei nuovi amici: Radheshyam e Satynarain Joshi. "Ciao Geoffrey," hanno detto calorosamente. "Ne è passato di tempo, amico mio". In effetti, erano passati quasi 38 anni.
Il giorno di Natale del 2008, ho telefonato a mio padre da Bhilwara. In Inghilterra erano circa le sette del mattino. L'ho salutato e poi ho passato il telefono ai miei nuovi amici: Radheshyam e Satynarain Joshi. "Ciao Geoffrey," hanno detto calorosamente. "Ne è passato di tempo, amico mio". In effetti, erano passati quasi 38 anni.
Quella chiamata ha riacceso la loro amicizia e aperto la strada a una vera rimpatriata. Cinque anni dopo, quasi nello stesso giorno, ho varcato di nuovo la soglia di quella casa a Bhilwara, ma questa volta con me c'era anche papà.
Mamma, purtroppo, non è mai tornata in India: ci ha lasciati prima di averne la possibilità. È stato un momento doloroso, e il mondo ha perso una persona speciale troppo presto. Ma il mio viaggio ha fatto avvicinare me e papà, dandoci la forza per affrontare il lutto insieme. Parlavamo di lei per ore, davanti al caffè mattutino, sorseggiando un whisky la sera, o gustando un piatto di curry a Brick Lane.
Oggi mi guadagno da vivere come scrittore di viaggi d'avventura. Ho visitato oltre 100 paesi in tutti i continenti. Ho fatto trekking sui sentieri più sperduti del mondo, dalla Groenlandia al Pakistan e all'Etiopia. Ho scalato vette, mi sono tuffato nelle acque ghiacciate dei poli e il prossimo anno passerò due mesi a contare i pinguini su una piccola isola in Antartide.