C'è una foto, anzi, una serie di foto, che ha plasmato, e continua a plasmare, la mia idea di viaggio, di identità e di senso di appartenenza. In queste immagini, mia madre e i suoi fratelli, di età comprese tra l'infanzia e l'adolescenza, sono in vacanza insieme. La mia amatissima nonna non compare, ma so che è dietro l'obiettivo, intenta a catturare quei momenti fugaci.
Le vacanze glamour non erano affatto la normalità nell'infanzia di mia madre. Anzi, le occasioni di viaggio erano piuttosto rare. Negli anni Ottanta, era piuttosto insolito vedere una famiglia cinese in vacanza in Europa, soprattutto se proveniente addirittura dalla Malesia. Eppure, come ho scoperto, provengo da una lunga stirpe di intrepidi viaggiatori: il mio bisnonno fu uno dei primi malesi di origine cinese a studiare all'estero, e anche mia nonna studiò in Inghilterra, raccontando più volte di essere stata respinta da hotel e locali a causa del colore della sua pelle.
È una realtà lontanissima da quella che vivo oggi, in cui il mio passaporto britannico mi garantisce agevole accesso alla maggior parte dei paesi del mondo. Era anche un'epoca molto lontana dall'iper-globalizzazione dei viaggi come la conosciamo ora, quando basta un tocco sul telefono per prenotare interi itinerari, costruiti con Instagram o l'IA. Ai tempi di mia madre, le vacanze richiedevano pianificazione meticolosa, lunghe ricerche e una buona dose di audacia, perché ci si avventurava nell'ignoto, o quasi.