Storie
Foto che ci cambiano: impronte di zoccoli sul mio cuore
Lezioni di vita che si imparano crescendo, e invecchiando, con un pony


Storie
Lezioni di vita che si imparano crescendo, e invecchiando, con un pony


C'è una fotografia sulla mia scrivania che ferma il tempo. In quell'immagine ho 26 anni, sono in sella a un piccolo pony color caffè mentre impenna davanti alla costa di Palos Verdes, in California. Alle nostre spalle il Pacifico a perdita d'occhio, immerso in quella particolare luce dell'ora d'oro che i fotografi inseguono per tutta la vita.
Il mio frustino è sollevato in alto, il segnale con cui gli avevo insegnato questo movimento quando eravamo entrambi giovani e senza paura, e, anche se il tempo ha un po' offuscato il suo splendore, il mio meraviglioso pony riesce a impennare ancora e a essere all'altezza, con tutta la dignità di un anziano re che saluta i suoi cortigiani.
In questo singolo fotogramma c'è tutto, la fine di un capitolo, l'inizio di un altro e una verità profonda: alcuni legami superano i confini delle specie, del tempo e persino della morte.
Questa storia comincia 18 anni prima, nel 1974, quando una bambina di otto anni incontra un castrone della stessa età. Beth, la migliore amica di mia madre, decise che avevo bisogno di un compagno, fece le cose veramente in grande e, anziché un pesce rosso o un criceto, scelse un pony. Una creatura piccola e robusta, dagli occhi intelligenti, con un perfetto rombo bianco sulla fronte. Si chiamava Smokey e, dal momento in cui entrò nelle nostre vite, più che animale domestico divenne un compagno e un membro della famiglia.
Staci, 8 anni, con Smokey
Staci, 8 anni, con un abitino elegante e Smokey vestito da unicorno
Smokey aveva quella rara combinazione di pazienza ed energia che lo rendeva l'insegnante ideale.
Smokey possedeva quella rara combinazione di pazienza e temperamento che lo rendeva l'insegnante perfetto per una figlia unica che ancora non capiva i suoi limiti. Sopportò la mia passione per i travestimenti con una pazienza quasi da santo: cappelli di compleanno, completi da cowboy e, una volta, particolarmente memorabile, un corno da unicorno in polistirolo ricoperto di glitter che, per Halloween, lo trasformò in una creatura leggendaria. Dava passaggi ai gatti di mia madre e ai miei ratti domestici, accoglieva amici e parenti durante le feste e riusciva a non sembrare mai sorpreso quando gli facevo attraversare la porta d'ingresso. I bambini del quartiere non potevano credere che mia madre permettesse a un cavallo di vivere in casa; ma, del resto, non avevano mai conosciuto Smokey.
Attraverso di lui ho imparato la prima e più autentica regola d'oro: la gentilezza genera gentilezza. Il rispetto chiama rispetto. La fiducia, una volta concessa, non viene mai tradita. Quando mi prendevo cura di Smokey, lui si prendeva cura di me: una lezione impartita non con la teoria, ma attraverso la pratica dei semplici gesti quotidiani tra una bambina e il suo pony. Mi ha insegnato che la comunicazione va oltre le parole, che essere al timone e guidare è una forma di servizio e che per essere veramente "compagni" servono insieme coraggio e vulnerabilità.
Crescendo, cresceva anche la mia comprensione di ciò che Smokey rappresentava. Non era solo il compagno della mia infanzia: era la mia porta d'ingresso in un mondo in cui le relazioni tra specie diverse potevano essere profonde, trasformative e assolutamente essenziali per lo sviluppo della persona. Lo cavalcavo senza sella in spiaggia, sentendo il suo manto setoso sulla pelle attraverso i jeans tagliati, consapevole che quella era libertà nella sua forma più pura.
Staci, 9 anni, con Smokey
Staci, 11 anni, con Smokey
Staci, 14 anni, mentre gioca a casa
Smokey è stato il punto di partenza della mia carriera, ma anche della mia comprensione di cosa significa essere davvero presente in compagnia di un altro essere vivente.
Staci e Smokey sulla costa di Palos Verdes, in California
Smokey ha ispirato i primi, timidi passi della mia carriera di scrittrice. Prima articoli sull'addestramento dei cavalli per riviste nazionali, poi un libro, poi un'attività costruita sui principi che mi aveva insegnato. Altri cavalli sono arrivati e se ne sono andati, e ognuno mi ha insegnato qualcosa, ma Smokey è rimasto la mia costante: calmo, saggio, paziente, intelligente. È stato il punto di partenza della mia carriera, ma anche della mia comprensione di cosa significa essere davvero presente in compagnia di un altro essere vivente.
Nella primavera del suo ultimo anno, Smokey ha affrontato un ultimo incarico. Stavo allevando due puledre Appaloosa e lui mi aiutò ad addestrarle a muoversi sui sentieri alla lunghina. Io lo cavalcavo tenendo le lunghine, osservandole mentre seguivano il vecchio pony saggio come studentesse diligenti. Si muoveva con la pazienza di un maestro esperto, consapevole che il suo ruolo, ormai, era trasmettere ciò che aveva imparato. Quando finalmente furono pronte, qualcosa cambiò nell'atteggiamento di Smokey, come se avesse capito che il suo lavoro era concluso.
La fotografia è stata scattata solo pochi giorni prima che ci lasciasse. Era uno di quei perfetti pomeriggi di agosto in cui la luce tinge d'oro l'acqua e la brezza del Pacifico porta con sé la promessa di possibilità infinite. Quando ho sollevato il frustino, sentendolo rispondere al nostro vecchio segnale con un entusiasmo un po' offuscato ma incrollabile, ho avvertito tutto il peso degli anni che avevamo condiviso. Era il nostro movimento preferito, il nostro linguaggio segreto, il nostro modo di dire al mondo: siamo qui, siamo insieme, siamo abbastanza.
Nella fotografia, gli zoccoli di Smokey si sollevano da terra appena di una sessantina di centimetri, ben lontani dalle spettacolari impennate della sua giovinezza, ma il suo spirito è intatto. Nei suoi occhi brilla la consueta intelligenza, quel lieve senso dell'umorismo che aveva sostenuto entrambi per quasi due decenni insieme.
Tre giorni dopo, Smokey si è sdraiato nel suo recinto e non si è più rialzato più. Se n'è andato serenamente, così come aveva vissuto: con dignità, grazia e quella quieta saggezza che lo aveva reso un insegnante straordinario, e con un tempismo perfetto, come se avesse voluto regalarmi quest'ultimo, perfetto ricordo da portare con me per il futuro.
La foto qui sopra cattura il nostro movimento preferito, il nostro linguaggio segreto, il nostro modo di dire al mondo: siamo qui, siamo insieme, e ci bastiamo.
Oggi quella fotografia è più di un ricordo: è una mappa. Dentro ci vedo le fondamenta di tutto ciò che sarei diventata, la scrittrice, l'addestratrice, la donna che ha compreso come i legami più profondi spesso nascano tra esseri il cui unico linguaggio comune è quello dell'amore. Smokey mi ha insegnato che la forza non si misura dalle dimensioni, che l'età non riduce il valore di un essere vivente e che i legami più autentici superano i confini che pensiamo ci separino all'interno dell'ordine naturale.
Quando guardo questa immagine, sento di nuovo le stesse sensazioni: il calore del suo manto, il fresco della brezza marina, la luce intensa del sole che tramonta. Il rumore delle onde contro la riva, il ritmo del suo respiro, la perfetta sincronia di due cuori che battono all'unisono con il ritmo eterno dell'oceano. Questi sensazioni mi ricordano che alcuni doni sono troppo preziosi per essere quantificati, troppo profondi per essere spiegati fino in fondo e troppo importanti per essere dimenticati.
Anche se le impronte degli zoccoli di Smokey sono state cancellate da quella spiaggia di Palos Verdes, restano impresse per sempre nel mio cuore. Insegnandomi a guardare oltre la superficie, a comunicare senza parole e a fidarmi senza riserve, Smokey non ha solo plasmato la mia carriera: ha dato forma alla mia anima. La bambina di otto anni che incontrò un pony della stessa età non poteva sapere di trovarsi davanti al suo primo e più importante insegnante. Ma la donna di 26 anni nella fotografia lo sapeva perfettamente. Ci sono legami che, una volta forgiati, sono eterni. Ci sono insegnanti che, una volta entrati nella nostra vita, non ci lasciano mai davvero.
E ci sono impronte che, una volta impresse, non possono essere cancellate.